Il monitoraggio

4th Mar 2014

A partire dalla 36 settimana di gestazione, per vedere se il vostro piccolino sta bene, verrete sottoposte al monitoraggio (ctg).

Con questo tipo di analisi vengono registrati due fattori:

la frequenza cardiaca fetale (cardio)

la contrattilità uterina (toco)

Il monitoraggio costituisce un’ottimo strumento per mettere in evidenza un’eventuale sofferenza fetale, infatti la relazione tra la frequenza cardiaca del feto e le contrazioni dell’utero permettono al ginecologo o all’ostetrica che effettuano l’esame di trarre importanti informazioni circa lo stato di salute del bambino.

Lo strumento utilizzato per questo esame prende il nome di cardiotocografo, simile per dimensioni e forma ad una piccola scatola al quale sono collegati due rilevatori (o trasduttori) che vengono applicati all’addome della mamma attraverso due fasce elastiche, permettendo tramite ultrasuoni di rilevare il battito cardiaco fetale e un sistema di variazione di pressione per il rilevamento delle contrazioni uterine.

La cardiotocografia fetale in condizioni normali viene denominata “non stress test” (NST), sotto stimolo di ossitocina viene definita “stress test”, ma e’ riservata a particolari condizioni eseguibili in ambiente ospedaliero.

Il monitoraggio CTG mette in evidenza quindi se vi e’ un’attività contrattile dell’utero, ma analizza soprattutto le variazioni di frequenza cardiaca del feto.

La frequenza considerata normale delle pulsazioni oscilla in media tra 120 e 160 battiti al minuto ma può variare a seconda delle diverse esigenze dell’organismo del feto; le pulsazioni rimangono costanti quando il bambino dorme, in questo caso per valutare esattamente la frequenza delle pulsazioni l’esame potrà essere prolungato e durare anche 40-60 minuti perché si deve attendere che il bambino si svegli.

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