Essere mamme e lavoratrici

Più che un post, questo è uno sfogo.

Come avrete ornai capito, il mio topolino ha spento la sua prima e unica candelina pochi giorni fa, ma finiti i festeggiamenti è tempo di tornare a tempo pieno a lavoro.

Avete capito bene, al compimento del primo anno di vita del bambino, termina il periodo di allattamento che vi garantisce la possibilità di fare un orario ridotto al lavoro, per poter tornare ad accudire il piccolo.

Ora dico, è stato già abbastanza difficile separarsi la prima volta, anche se per poche ore, ma ora che ci salutiamo la mattina e ci rivediamo la sera per pochissimo tempo, è ancora più difficile!

Ma con chi crescono allora questi bambini?

Ci credo che al telegiornale sentiamo storie assurde di ragazzi, ma mi chiedo sempre: dove stavano i genitori quando era il momento di educarli, di seguirli, di indirizzargli la strada giusta…di stargli accanto?

Nella migliore delle ipotesi…i genitori erano a lavoro.

Non dico con questo che non sia giusto lavorare, o pensare che in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo noi, avere un lavoro sia cosa da poco, penso solo che sia disumano mettere al mondo dei figli, nella speranza che sia qualcun altro a crescerceli.

La cosa che proprio non riesco ad accettare è pensare che potrei non essere con il mio piccolo quando troverà il coraggio di lasciare la presa per fare il suo primo passo, non sentire una sua nuova parolina prima degli altri, non essere accanto a lui quando inciamperà, quando vorrà fare la nanna e non avrà accanto il mio odore, quando cercherà la sua mamma…

Con questo non dico nemmeno che si stava meglio quando si stava peggio, che i nostri genitori non lavoravano quanto noi, ma io ricordo benissimo i pomeriggi passati insieme alla mia mamma, ricordo i nostri giochi, i compiti, le attività pomeridiane…e solo alcune volte si andava dai nonni dove per tenermi impegnata si preparava la pasta fresca e si ricamava al punto croce.

Ma oggi?

Oggi con chi dovrà crescere mio figlio?

Con quale testa tornerò a casa dopo una giornata intensa di lavoro? Dove troverò la forza di portare pazienza di fronte ad un capriccio o di fronte la sua stanchezza?

Per farvi un esempio, questa sera sono tornata a casa alle otto di sera, giusto in tempo di vederlo mangiare la sua pappa, prepararlo per la nanna e dargli la buona notte…ma che cosa avrà fatto durante il giorno?

Prima me lo dicevano le maestre del nido che cosa aveva fatto senza di me, ora, oltre a loro, devo chiedere anche alla nonna cosa abbiano fatto durante il pomeriggio.

Come si fa a pensare di mettere al mondo dei figli per vedere che siano altri a crescerceli?

Non so come la pensiate voi, ma per me tutto questo è difficile da accettare.

 

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