Asilo nido: guida alla scelta

16th Mar 2014

E’ tempo di iscrizioni all’asilo nido.

Quando è nato il mio piccolo a tutto pensavo tranne a come avrei fatto di lì a qualche mese dalla sua nascita tra il lavoro e l’essere mamma…ma di una cosa eravamo certi, non l’avremmo lasciato a qualcuno di cui non avevamo fiducia e il pensiero che stesse tutto il giorno tra una nonna e l’altra non era la soluzione che speravamo di prendere.

Il nido era la scelta che preferivamo…ma le domande che mi passavano per la testa erano mille: sarà pronto per il distacco? Ma non sarà troppo piccolo per socializzare? E se si ammalasse sempre? Come faccio a capire qual’è il nido migliore?

Sicuramente in Italia, rispetto agli alti Paesi dove la cultura del nido è più diffusa, c’è ancora molta diffidenza nei confronti di queste strutture.

C’è anche da dire che la mia paura che al nido si ammalasse di più era fondata, “è un fatto assodato, le mamme lo sanno e gli studi epidemiologici lo confermano: il numero delle infezioni aumenta, perché il rischio è proporzionale alle occasioni di contatto con i coetanei”, dice il Presidente del centro per la salute del Bambino Onlus di Trieste, Giorgio Tamburlini.

Quello che non tutti sanno è che negli anni successivi diminuiscono le infezioni. L’ultimo studio effettuato in Canada su 1238 famiglie dimostra che i bambini che frequentano il nido si ammalano meno durante le elementari“, la spiegazione più probabile è che il maggior numero di infezioni contratte nei primi anni potrebbe avere un’azione in qualche modo immunoregolatrice.

Per quanto riguarda il problema del distacco, c’è da dire che se il nido è di qualità, il problema è della mamma più che del bambino, bisognerebbe rovesciare la domanda e chiedersi se siamo noi a essere pronti al distacco: non è cosa facile accettare che sia qualcun altro a crescere i nostri piccoli e non essere presenti a tutti i suoi piccoli progressi.

C’è anche da dire che i più piccoli hanno delle super antenne per capire cosa stia succedendo attorno a loro e se i genitori non si fidano e sono tesi, loro saranno nervosi e irritabili.

Sul tema del sia presto o meno imparare qualche cosa così piccoli, ormai non c’è dubbio che anche prima dei 12 mesi il nido è un’occasione per imparare, prima di tutto per esplorare gattonando in libertà, e poi perché grazie alla presenza di giochi sempre diversi e delle molteplici attività delle educatrici, i più piccoli hanno a disposizione un chiaro progetto educativo che arricchisce le loro esperienze.

Rimane solo da gestire la parte economica della faccenda, poter scegliere di mandare i nostri piccoli in tempi di crisi al nido, può rappresentare un investimento in termini economici, infatti aumenta la possibilità di mantenere la mamma e il papà sul mercato del lavoro e quindi in prospettiva, di generare entrate economiche.

Nei paesi dove ci sono più nidi, come Danimarca, Svezia e Francia, ci sono anche più mamme che lavorano, mentre in Italia, Spagna e Grecia è l’opposto.

Al giorno d’oggi l’offerta è più che diversificata, per quanto riguarda i nidi d’infanzia abbiamo gestori diversi: il comunale, il privato e l’aziendale (aperto alle aziende nei luoghi di lavoro o nelle vicinanze e riserva la maggior parte dei posti ai figli dei dipendenti, se convenzionato una quota è destinata ai bimbi in lista d’attesa).

Il micronido è invece, un nido con un numero dei posti limitato e spesso posto all’interno di altri edifici scolastici.

A questo “sistema” appartengono anche i centri per i bambini e i genitori, gli spazi gioco “ludo baby parking” e i servizi domiciliari tra cui i “tagesmutter” dove l’educatrice è una mamma che tiene a domicilio al massimo 4 bambini per non più di 5 ore al giorno.

Grazie alla legge Moratti del 2003 e poi alla Gelmini, esiste la possibilità di effettuare un accesso “anticipato” all’asilo dall’età di 24 mesi laddove non vi siano servizi per la primissima infanzia.

Noi abbiamo scelto il nido comunale, fortunatamente siamo rientrati nella graduatoria, e oggi il nostro ometto passa gran parte della sua giornata in compagnia di maestre giovani e bimbi della sua età.

Lui non può ancora parlare e dirci come sia andata la sua giornata, ma sono serena nel vedere i suoi sorrisoni alle educatrici al mattino e a noi quando lo andiamo a riprendere nel pomeriggio, ha una grande predisposizione a socializzare con gli altri bambini quando li incontra e ha molti stimoli che ci ripropone anche a casa.

Non posso negare che il saperlo per così tanto lontano da me mi dispiaccia, e l’immaginare che tante delle sue primissime esperienze le stia facendo con altre persone…ma tornando indietro è una scelta che sicuramente riprenderei!

 

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